Una natura “"altra”

Michael Jakob

Per essere all’altezza del viaggio a cui ci invita Ileana Florescu con Il sospiro della natura – The Perceptive Machine occorrerebbe procedere come il lettore ideale immaginato da Julio Cortázar per uno dei suoi romanzi, cioè spostarsi in modo aleatorio da un capitolo all’altro e, in questo caso, da una immagine all’altra. Una simile forma di incontro con l’opera d’arte permetterebbe sia di andare di sorpresa in sorpresa, sia di leggere il lavoro artistico all’insegna della non-identità e della “mutabilità”.

 Il polisemico titolo italiano, Il sospiro della natura, esprime programmaticamente l’allontanarsi da quell’elemento principale che l’arte ha sempre celebrato in modo topico: la natura. L’ambiguità esplicita nella formula del titolo riappare peraltro come leitmotiv dell’intera serie. Mentre l’arte europea ci ha abituati al trionfo della rappresentazione veritiera, al mimetismo vincente della natura tradotta con maestria in immagini, un numero importante delle opere di Florescu rifiuta ogni facile orientamento. Prive di orizzonte, le sue visioni evidenziano piuttosto un assemblaggio vegetale sfuggito al controllo umano, e con ciò una perceptive machine, per utilizzare il termine scelto dall’artista, che, esposta a una natura “altra”, non riesce più (per nostra fortuna) a presentare una realtà iconica immediatamente identificabile.

In Florescu la natura si fa solo eccezionalmente paesaggio, poiché il ritaglio quasi astratto esclude l’orientamento spaziale. La natura appare qui come un tappeto pieno di dettagli ma instabile, indecifrabile. A ciò si aggiunge una ulteriore inusuale qualità, cioè la presenza di una natura “povera”. Diversamente da tanta arte europea che ha esaltato per secoli la natura-giardino, la natura in fiore, oppure la natura-rovina (pittoresca), e ancora la natura grande per eccellenza (sublime), “questa” natura è, almeno a prima vista, quella residuale di luoghi raramente visitati e spesso inaccessibili. Si tratta, in altri termini, di non-luoghi naturali (pensiamo ad esempio all’acquitrino del capolavoro di Caspar David Friedrich, La grande riserva, dove l’elemento dominante è pure una landa desolata con alcune chiazze d’acqua, che però ricorda come la maggior parte dei nostri paesaggi sia di origine culturale, e che dietro quanto ora sembra naturale si celano spesso antichi parchi o terreni di caccia, non la natura primigenia), di squarci “non-decorativi”, “non-spettacolari”, di terreni vaghi assai poco accoglienti. Pur essendo strutturata formalmente e cromaticamente, questa natura è un quasi niente. Eppure proprio queste piante e queste erbe banali formano un insieme visivo radicalmente diverso da quello imposto dall’antropocentrismo percettivo classico. Con la conseguenza paradossale che, proprio grazie a ciò che pare povero e privo di stimoli abituali, forse, per la prima volta, riusciamo a intravedere la natura “stessa” e non la sua mera impronta mimetica.

Oscillando fra l’“informale” e la precisione quasi düreriana nella resa dei minutissimi particolari dei campi occupati da una miriade di piante, oscillando fra fotografia e pittura, Il sospiro della natura ricorda la tradizione della fisico-teologia, il movimento intellettuale sei-settecentesco che invitava a riconoscere una finalità anche nei più microscopici elementi naturali. Con la differenza che in questa serie, nata dall’incontro quasi monacale con il suo oggetto, ciò che prevale è lo stupore per il fatto di essere esposti a qualcosa di indecifrabile.

Per queste varie ragioni passeggiare attraverso tali opere espone sempre al limite, e, in primis, alle limitazioni della macchina percettiva umana. Non a caso i due maggiori elementi semantici identificabili rimandano alla nostra relatività scopica: il primo di questi elementi, foschia, indica che fra noi e il mondo sussisterà sempre un velo, e che in ciò che vediamo convivono vaste zone di invisibilità. Il secondo elemento, il vento, ricorda che la natura è un sistema in eterno movimento, e che l’immagine stabile veicolata dalla tradizione altro non è se non illusione. Diversamente dal finto realismo imposto dalla tradizione europea che costringe la natura all’interno di una cornice esemplare, l’impressionante serie Il sospiro della natura identifica una realtà naturale sempre da scoprire e riscoprire, una natura mai semplicemente data per scontata.

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Le trame iridescenti di Ileana Florescu tra invenzione e tecnica

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The Percpetive Machine