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“Il medico cavalca la mula Farnese”
Giambologna, Venere Cesarini, 1583

Palazzo Margherita, Roma
2018, Dig., 80 x 80 cm

La seconda statua eseguita da Giambologna è la così detta Venere Cesarini (oggi conservata all’Ambasciata statunitense a Roma) eseguita per Giovanni Giorgio Cesarini, primo marito di Clelia Farnese. Il celebre collezionista di “anticaglie” aveva chiesto licenza al granduca Francesco di poter commissionare al suo scultore l’opera, ritenuta da alcuni studiosi, il ritratto della moglie. Apprezzando la complessità della posa, recependo la pluralità dei punti di vista della figura e giocando con la simbologia marina, Florescu colloca la dea in una griglia nella quale si individuano ancora una volta figure di cuori, di fronte ad uno sfondo marino, davanti a un enorme corallo rosso, un rifacimento ironicamente “pop” de La pesca dei coralli di Zucchi, che il cardinale conservava nel suo studiolo. La statua poggia su un confuso cumulo di conchiglie – mediterranee ed esotiche – e altri organismi marini. Neppure in questo caso manca la citazione botanica, offerta da due fiori di rosa canina che spuntano dall’ammasso delle conchiglie. In sostituzione dell’originale piedistallo, una scimmia allusiva alla lussuria (l’animale, sempre addobbato di collane, era stato ritratto da Zucchi anche ne La pesca dei coralli), in questo caso intenta a sostenere un bisante o “palla” medicea.
LUCIA TONGIORGI TOMASI


Il volto di Clelia Farnese, la donna più bella di Roma, si può cogliere infatti anche in altri dipinti di Jacopo Zucchi e non sempre in atteggiamento rispettabile, come accade nel grande quadro della pesca del corallo dove i tratti del suo volto si ritrovano in una donna che vi si presenta seminuda, accanto a un uomo, anch’esso seminudo, con i tratti del volto del cardinal Ferdinando.
ROBERTO MANCINI