«Dar da bere agli assetati»
Mario Codognato

In base alle stime più recenti, oltre un miliardo di persone non hanno tuttora accesso a fonti di acqua pulita. In alcuni paesi dell’Asia e dell’Africa è di circa sei chilometri la distanza media compiuta a piedi ogni giorno per procurarsi l’acqua, con un carico medio di venti chili sulle spalle nel viaggio di ritorno. Mentre in Italia consumiamo quotidianamente duecento litri pro capite. (United Nations Development Programme)


People’s good deeds we write in water. The evil deeds are etched in brass. (Shakespeare)


L’acqua è fonte di vita per tutti gli esseri viventi, il corpo umano è composto dal settanta per cento d’acqua, le risorse idriche saranno alla base delle strategie geopolitiche del futuro, un futuro probabilmente non molto lontano. L’acqua disseta, irriga, purifica e rinnova, ma può anche travolgere e distruggere, essere la sostanza del diluvio, la causa del naufragio. Le ninfe seducevano gli uomini per annegarli nelle fonti, nella mitologia indiana le acque dove ad ogni tramonto si tuffa il sole sono il simbolo dell’oltretomba, del buio e della morte. L’acqua è presente nelle fantasie degli uomini tanto che ogni storia mitologica finisce per raccontare di questo elemento, ponendolo al centro di quasi tutti gli scenari di creazione. Era così per gli Egizi che credevano che la terra fosse sorta da un oceano primordiale; era così per i Babilonesi che pensavano che il mondo fosse nato dall’incontro tra Apsû e Tiamat, l’acqua dolce e l’acqua salata. Più vicino a noi, il grande Talete di Mileto considerava l’acqua come un elemento primigenio perché in grado di estinguere il fuoco, sciogliere la terra o assorbire l’aria.
L’acqua attraversa il subconscio e l’onirico. Nella mente e nelle mani di un artista, l’acqua fa scorrere l’immaginario e il simbolico da collettivo a individuale e viceversa, diventa strumento di negoziazione tra il reale e il simbolico, tra la vita e l’arte.
Nelle composizioni fotografiche di Ileana Florescu, l’acqua assolve, se non a tutte, a molte delle sue funzioni fisiche e simboliche contemporaneamente. Innanzitutto, funge da specchio e da meccanismo – tautologico del processo che le ha storicamente messe al mondo – la fotografia è l’impressione della luce sulla carta e, prima della tecnica digitale, il fissaggio avveniva attraverso l’immersione nel liquido chimico – l’immagine si forma ed emerge lentamente dall’acqua. Nel lavoro di Florescu, l’acqua sommerge il soggetto ritratto con un liquido amniotico che lo protegge e lo trasforma in archetipo e soggetto in divenire, tabula rasa pronta ad assorbire e riflettere le meraviglie e le bassezze del mondo.


L’acqua forma uno schermo protettivo e distorsore tra il soggetto e la realtà, tra chi guarda e chi è guardato. L’acqua media e diluisce il tempo e lo spazio della visione; costruisce una barriera trasparente ma fluida, sempre in fieri grazie alla sua indeterminatezza visiva. L’acqua avvolge e soffoca il soggetto di mistero e di un’illeggibilità ipnotica; purifica e al contempo consuma l’immagine, rigenera e al contempo dissolve ciò che è rappresentato. L’acqua accelera la corrosione del tempo, trasforma il soggetto in qualcos’altro pur conservandone le sembianze, ne rivela le sfaccettature più inaspettate o dimenticate, contorce e amplifica i suoi significati più reconditi; genera dubbi e abbaglia la ragionevolezza con i suoi riflessi e con le sue deformazioni. L’acqua detona la forza dell’immagine scomponendola in una miriade di rifrazioni, ma ne attutisce il suono congiungendola al silenzio immobile e costante seppure dianoetico e maieutico della fotografia. Probabilmente fa tutto questo o nulla di tutto ciò, ma sicuramente stimola e invita lo spettatore a costruire la sua narrativa attorno e all’interno di questo elemento che caratterizza a tutti i livelli la sua vita e quella di ciò che lo circonda e lo riguarda. L’acqua assume la forma del contenitore. Nella fotografia coniuga il piano di superficie della mimesi artistica con la volumetria del reale: coniuga natura e cultura.


Questa coniugazione è ancora più evidente in una delle serie più straordinarie e complesse di Florescu, La biblioteca sommersa, nella quale dei libri sono immersi in fondali marini e fotografati nel loro naufragio statico, nel loro lento ma inesorabile disfacimento cullato dalle correnti e dalla loro imprevedibilità. Il libro, depositario del linguaggio e della scrittura, contenitore del sapere, simbolo della cultura e della resistenza dell’uomo alle forze naturali, diventa improvvisamente un oggetto, un elemento restituito alla natura e alle sue forze. Questa restituzione amplifica maggiormente, per contrasto, il valore incommensurabile della scrittura in tutte le sue forme.
aradossalmente, la distruzione del libro e la sua documentazione ne fanno risaltare la sua incomputabile necessità e presenza nella storia del genere umano.
Nel progetto per la Biblioteca Angelica di Roma, tutto ciò risulta ancora più straordinario e urgente.
La Biblioteca, infatti, conserva un’importante collezione di libri messi all’indice nel corso dei secoli dalla Chiesa cattolica, il famigerato Index librorum prohibitorum, che dal 1559 al 1966 ha condannato e vietato molte delle più importanti opere mai scritte. Il tema della censura dei libri, della messa al bando di pubblicazioni – molte delle quali sono state e rimangono tra le più fondamentali e innovative nella storia della scienza, della filosofia, della politica e della letteratura di tutti i tempi – ricorre tristemente in tutte le epoche e in tutte le parti del mondo, rimanendo sempre di grande attualità. Nella moderna coscienza occidentale è indelebile il ricordo dei roghi dei libri durante il nazismo, tra cui il celebre Bücherverbrennung nel maggio del 1933 nell’Opernplatz di Berlino, o quelli perpetuati dai regimi militari sudamericani negli anni Settanta.
I recenti fatti di Parigi con l’eccidio nella sede della rivista satirica «Charlie Hebdo» in occasione dell’uscita del romanzo di Michel Houellebecq, Sottomissione, o la distruzione di ogni libro non religioso da parte dell’ISIS, per nominare i due eventi più eclatanti e vicini nel tempo, continuano a tenere viva la tensione e il legame tra la distruzione dei libri e l’oscurantismo religioso. Le copie di alcuni libri elencati nell’Index librorum prohibitorum, immerse nei fondali del mare e fotografate dall’obiettivo di Florescu, sembrano salvate, resistendo così al potere distruttivo del fuoco che pare lambirle con le sue lingue di luce specchiate sulla superfice liquida. E la scrittura rinasce attraverso la funzione simbolica rigeneratrice dell’acqua.


Nelle parole dell’artista: « Questi miei lavori vogliono richiamare l’attenzione sulla riconoscenza che noi tutti dobbiamo a coloro che, nonostante l’ostracismo e la violenza di cui sono stati fatti oggetto, ci hanno lasciato un’eredità incommensurabile». Tra coloro Dante Alighieri, Pietro Aretino, Francis Bacon, Honoré de Balzac, Cesare Beccaria, Henri Bergson, Simone de Beauvoir, Giovanni Boccaccio, Ernesto Buonaiuti, Colette, Niccolò Copernico, Benedetto Croce, Daniel Defoe, René Descartes, Denis Diderot, Alexandre Dumas padre e figlio, Gustave Flaubert, Antonio Fogazzaro, Ugo Foscolo, Galileo Galilei, André Gide, Thomas Hobbes, Victor Hugo, David Hume, Immanuel Kant, Jean de La Fontaine, Giacomo Leopardi, John Locke, Karl Marx, Michel de Montaigne, Montesquieu, Alberto Moravia, Blaise Pascal, Francesco Petrarca, Jean-Jacques Rousseau, Jean-Paul Sartre, Baruch Spinoza, Stendhal, Voltaire ed Émile Zola, per nominarne solo alcuni. Certamente se le loro opere, e quelle di molti altri messi all’indice, non fossero mai esistite, vivremmo in un mondo diverso.