Libri prohibiti: genesi di una mostra
Isabella de Stefano

È ancora vivo il ricordo del mio primo incontro con la fotografa artista Ileana Florescu, nel marzo 2011. Avevo confidato a Jas Gawronski il mio desiderio di realizzare in Angelica una mostra d’arte contemporanea che valorizzasse il luogo e il patrimonio della Biblioteca. Gawronski mi suggerisce di ricercare su internet qualche immagine della mostra La biblioteca sommersa di Ileana Florescu.
Fin da subito rimango colpita da questo titolo, che mi ricorda il bellissimo preludio per pianoforte di Debussy, La cattedrale sommersa, e dalle fotografie dell’artista. Scopro, infatti, che nel 2009 Florescu ha gettato classici della letteratura nel mare, immortalandoli mentre si inabissano nelle sue profondità. Un gesto sacrilego e provocatorio, soprattutto agli occhi di coloro che in biblioteca si confrontano quotidianamente con il problema esattamente contrario – ovvero con la tutela e la salvaguardia dei volumi – e considerano l’acqua il nemico peggiore dei libri.


Incuriosita, prendo un appuntamento con Florescu e mi reco nel suo studio nell’ex Pastificio Cerere a San Lorenzo. Le fotografie dei libri sommersi mi affascinano e mi emozionano: non solo perché un libro annegato pone molti interrogativi, ma anche perché non avrei mai immaginato che nell’acqua e con l’acqua Florescu potesse creare effetti pittorici così sbalorditivi.


Mentre ammiro le fotografie penso alla Biblioteca Angelica e a tutti i suoi volumi, sommersi non dall’acqua ma dalla polvere e dal tempo, sconosciuti come tutti gli oggetti anonimi dimenticati sui fondali del mare, gli stessi fondali su cui la fotografa adagia i suoi libri.


Dopo essermi recata nel suo studio, invito l’artista a rendermi visita in Angelica, pur sapendo che era restia a proporre nuovamente a Roma una mostra come La biblioteca sommersa, già ampiamente visitata e conosciuta.


Mi accorgo subito che Ileana Florescu ha una sorprendente cultura ed è appassionata di libri. Mi confida, infatti, di aver studiato nelle più belle biblioteche di Roma quando si è dedicata alla ricerca storica, specializzandosi nella Commedia dell’Arte e nelle corti italiane del Rinascimento.
Certa che ne sarebbe rimasta affascinata, le indico alcune opere condannate dalla censura ecclesiastica, soffermandomi proprio sui volumi scalfiti dalle frecce rivolte verso il basso, segno potente e dal forte impatto visivo che contraddistingue molte pubblicazioni proibite dalla Santa Congregazione. Poi le illustro la storia della Biblioteca.


La presenza dei libri proibiti in una biblioteca agostiniana come l’Angelica è dovuta al suo fondatore Angelo Rocca – da cui la Biblioteca prende il nome – che ricoprì l’importante ruolo di Segretario della Congregazione dell’Indice dei Libri Proibiti. Un incarico prestigioso che consentì alla sua Biblioteca, in piena epoca controriformista, di conservare le edizioni proibite; il privilegio, riservato soltanto alle biblioteche cardinalizie, nel tempo ha permesso all’Angelica di ampliare la sua originaria collezione di volumi sottoposti alla censura.


Nel 1704 confluirono in Angelica anche i volumi proibiti di Enrico Noris, studioso riformista del movimento agostiniano, e quando nel 1762 i frati agostiniani acquisirono anche la biblioteca di Domenico Passionei, un cardinale non appartenente all’ordine agostiniano ma collegato agli ambienti dove erano elaborate le teorie e le controversie spesso condannate dalla Chiesa ufficiale, la fisionomia della collezione di libri proibiti dell’Angelica era già ben definita.


Si spiega così la presenza della prima edizione dell’Index librorum prohibitorum del 1559 e delle edizioni successive, oltre a una lunga serie di autori e titoli condannati, dalle Bibbie considerate non conformi ai dogmi cattolici ai testi esoterici, scientifici, di medicina, astrologia, astronomia e matematica.
Dopo qualche giorno Florescu mi chiama: ha in mente una mostra pensata per la Biblioteca Angelica, Libri proibiti. Il titolo in latino richiama quella clausola prohibetur, con cui l’Inquisizione censurava i volumi ritenuti pericolosi.


Il procedimento sarebbe stato il medesimo adottato nella Biblioteca sommersa, ma questa volta avrebbe «annegato» soltanto i volumi censurati totalmente o parzialmente dal Santo Uffizio: Machiavelli, Copernico, Erasmo, Beccaria, Fogazzaro, Croce, Balzac e molti altri. Avrebbe usato soprattutto edizioni contemporanee, ma anche edizioni antiche molto rovinate o copie anastatiche di sua proprietà. Con l’occhio attento della fotografa e la mente scrupolosa della storica, Ileana Florescu avrebbe realizzato una inedita e originalissima riflessione artistica sulla censura ecclesiastica, dalle origini ai nostri giorni.
L’acqua è fonte di vita e attraverso l’acqua Florescu compie un’operazione fondamentale: trasforma i libri da muti e inanimati oggetti da scaffale a pulsanti esseri viventi, che nel mare si muovono, si agitano, si aprono e si chiudono, impalpabili e delicati, come fossero immersi nel liquido di un utero materno, che dona alla loro natura embrionale sostanza ed energia vitale. In questo caso l’acqua non distrugge ma restituisce, non travolge ma accoglie, non consuma ma rinnova.


Il gesto di affidare al mare i libri inquisiti assume una valenza simbolica ancora più forte rispetto alla precedente Biblioteca sommersa: l’acqua salata purifica, guarisce, lenisce e cicatrizza le ferite. L’artista ci ricorda che i volumi censurati o profanati da cancellature sono come corpi oltraggiati, amputati, macchiati di un’onta che solo l’acqua riesce a cancellare, sciogliendo e diluendo, lentamente, il torto della censura.
Nulla è lasciato da Ileana Florescu al caso, neanche la scelta dei fondali a cui affidare i volumi, per ottenere risultati estetici sorprendenti e diversi: da quelli fangosi e argillosi del Maine, che con le loro tinte tenebrose esaltano gli effetti più drammatici, alle acque cristalline del mare di Sardegna, dove l’acqua si trasforma in una meravigliosa lente d’ingrandimento naturale, che enfatizza e definisce la forma e il contenuto dei volumi sommersi.


Dopo l’immersione, il secondo rito di passaggio consiste nel mettere i libri in salvo: proprio quando sembra che si dissolvano, per scomporsi nella fluidità delle correnti marine o per confondersi nel fangoso humus dei fondali, Florescu li recupera e li fa essiccare al sole, trasformandoli in creature ibride e misteriose, a metà strada tra il libro e la scultura.
Osservando le fotografie dei libri sommersi, mi sono chiesta per la prima volta se l’acqua fosse stata davvero più distruttiva della censura, che nei secoli ha sistematicamente massacrato e violato le pagine dei libri, oscurandone il contenuto e annullando il senso più profondo della loro natura e del loro essere. I libri proibiti, infatti, sono stati costretti a vivere nell’ombra, e un libro che non può circolare e non può essere letto è un libro che perde la ragione più profonda della sua esistenza.


Ricordo con emozione il giorno in cui sul volume Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria notai la frase «il primo tomo non si dà a nessuno»; la presenza della freccia sul frontespizio confermava ulteriormente la triste sorte di quel volume, destinato a rimanere per sempre invisibile e sconosciuto.
Ringrazio Ileana Florescu per aver portato avanti in questi anni il progetto della mostra Libri prohibiti con passione e convinzione. Con le sue straordinarie fotografie – accompagnate in questo catalogo anche da bellissime citazioni degli scrittori inquisiti – l’artista ci invita a riflettere non solo sui pericoli della censura, purtroppo ancora di grande attualità, ma anche sulla «incommensurabile eredità» che questi autori ci hanno tramandato, in nome di quella libertà di idee, di pensiero e di giudizio di cui i libri sono i veicoli fondamentali e più immediati.
Non ci basta sapere che questi volumi siano giunti fino a noi, sopravvivendo ai roghi distruttivi della censura del passato: sembra proprio che, dopo essere stati sommersi e aver toccato il fondo del mare, diretti verso gli abissi più profondi, come le frecce verso il basso incise sulle costole delle loro copertine, aspettassero Ileana Florescu per risalire e riemergere a galla, questa volta verso l’alto, per essere finalmente e per sempre liberi.