Cara Ileana
Alessandra Mammì
Cara Ileana,

Fin dalla prima volta che ho visto i tuoi libri che danzavano nell’acqua mi sono sentita bene. Come rassicurata da un’inquietudine.
Sono anni che periodicamente, con quell’ossessione per i nuovi fenomeni tipico dei settimanali, assisto all’assalto dei colleghi scientifici e tecnologici che annunciano la morte del libro cartaceo. “ E’ una nuova era Gutenberg”, dicono, “è l’inizio del trionfo assoluto del libro digitale”.
Non ho niente contro il libro digitale, ma questo cartiglio impalpabile, senza forma, né tempo, né spazio che vaga nell’indistinto della rete mi procura profonda angoscia.
Io, donna del Novecento, ho bisogno di una forma, di un contatto, di un possesso per dar corpo alla parola libro.
“Che problema c’è ?” rispondono loro “Se proprio non vuoi leggere con un computer sulla pancia o strizzare gli occhi su un Black Berry, puoi sempre stampare quel che ti serve e portartelo dietro”.
Già, ma la domanda è: “A che mi serve di un libro?”. Non equivale a chiedersi “ quale parte di amico mi serve oggi?”. Come posso portar dietro brandelli di poesie o quattro fogli sputati da una stampante che fanno a pezzi un romanzo?
E se proprio ci tenete uomini tecnologici a reinventare il mondo perchè non trovare un altro nome alle vostre rivoluzioni? Perchè umiliare il libro con quel aggettivo “cartaceo” che sembra una malattia della pelle, una diminutio che lo riduce alla sua materia?
I libri non sono fatti di pura carta, sono fatti della materia dei sogni e dei pensieri…
Così ho ragionato e mugugnato lungo fra me e me.
Poi quando ho visto il tuo lavoro ho capito che avevi dato immagine ai miei lamenti.
Avevi dimostrato che i libri sono creature, agiscono e interagiscono, sono dotati di movimento e comportamento. I libri appartengono al mondo organico e non a quello inerte. Li hai buttati dell’acqua per dimostrarlo. E buttare nell’acqua un libro può sembrare un sacrilegio. Buttare un libro tra le onde non è forse distruggerlo? Non equivale a dargli fuoco? Tu hai risposto “ Tutto finisce in cenere, tutto nasce nell’acqua”.
Hai ragione. Niente a che vedere con il rogo dei libri, che distruggendo la parola annuncia la distruzione di uomini. E’ sempre stato così…
Tu invece avevi messo in scena un battesimo e con il battesimo una riflessione sulla creatura misteriosa che chiamiamo libro, “Umana Sintesi” che da sempre ha accompagnato la civiltà che conosciamo. E’ la simbologia dell’oggetto che conta, al di là del contenuto, tanto che nelle tue acque sono finiti cataloghi e saggi, romanzi e pentagrammi, poesie e immagini, ognuno col suo fondale che diventa culla.
E quando hai dedicato il tuo lavoro a tutti coloro che si sono rifiutati di darti un libro da gettare in acqua, a tutti quelli che non ne possono fare a meno, a tutti quelli che con un libro accanto non si sentono soli, ho pensato che forse tra quelli ci sarei stata anch’io. Cittadina della tribù di uomini e donne del Novecento che non credono e non vogliono la morte del libro cartaceo.
E mi sono chiesta: sarei capace se me lo chiedesse di dare ad Ileana i miei libri del cuore per gettarli in acqua? Ora conosco la risposta. E la risposta è sì.

Con tanto affetto,

Alessandra